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dieta ad eliminazione, quando è utile?

dieta ad eliminazione, quando è utile?

dieta ad eliminazione, quando è utile?

Chi mi segue, sa che faccio del mio lavoro il mio "stile di vita" ed è per questo che prima di consigliare strategie alimentari ai miei pazienti, sperimento su me stessa.

In pochi sapranno che circa due anni fa ho scoperto di avere un nodulo tiroideo (si, mi sono presa un grande spavento!) che, dopo qualche mese, ho asportato. I valori tiroidei erano da sempre nella norma, i sintomi (sporadica tachicardia, stato d'ansia ballerino, spossatezza) li riconducevo ad un periodo di stress. Fortunatamente in breve tempo tutto si è risolto nel migliore dei modi. 

Nonostante seguissi un'alimentazione scrupolosa (certo, anche a me capita di cedere alle tentazioni), ho iniziato ad informarmi su specifiche strategie alimentari adottate da chi ha avuto problematiche tiroidee di vario tipo: ipotiroidismo, tiroidite di Hashimoto, gozzo nodulare. E da qui mi si è aperto un mondo.

Esistono strategie alimentari da adottare in diverse patologie, tra cui quelle autoimmuni (tiroiditi, psoriasi, dermatiti, rettocolite ulcerosa, Crohn e altre). Si tratta di un approccio terapeutico che ha lo scopo di eliminare l'infiammazione dall'organismo. In che modo? Eliminando alcune categorie di alimenti: in primo luogo, quelli contenenti glutine e caseine e quindi frumento, orzo, farro, kamut, segale, avena e tutti prodotti che ne derivano; alimenti confezionati che contengono queste farine; latte e derivati. Questi alimenti non dovranno necessariamente essere eliminati per sempre, dipende dalla responsività della persona e della specifica malattia. 

Ma quante persone sono disposte a fare una dieta del genere? E soprattutto, quante capiscono che si tratta di una dieta che cura i sintomi, che permette di stare bene riducendo i farmaci?

Inevitabilmente, una dieta così restrittiva viene ridotta alla sua valenza dimagrante. Non ci si rende conto, o non si vuole accettare, che questa dieta permetta anche un rallentamento del progredire della malattia e un suo miglioramento. Più energie, più voglia di fare, migliore digestione, positività. Tutto questo oltre al dimagrimento.

Ma, ahimè, spesso ridurre il tutto al "mi prendo una compressa così posso mangiare tutto" è il rimedio più semplice (e sbagliato) da adottare.

Alcuni medici consigliano come terapia alimentare da affiancare a cure mirate (in particolare nel caso di patologie croniche/autoimmuni), la Paleodieta.

Ne avete già sentito parlare? Banalizzando e riassumendo: “dobbiamo mangiare solo quello che l’uomo primitivo mangiava”.  Poco realistico: in questo caso non solo dovremmo escludere cereali, legumi e latticini, ma dovremmo nutrirci esclusivamente con frutta e verdura selvatiche, bacche dei boschi, carni fresche non sottoposte a frollatura etc. Quindi, anche in questo caso il mio consiglio è di riadattare la dieta Paleo alla specifica persona.

Cosa esclude questo tipo di alimentazione?

Cereali, legumi, patate, zuccheri raffinati, latte e derivati, oli vegetali. 

Nel caso delle malattie autoimmuni, il regime Paleo elimina anche altri alimenti:

Noci e semi, cioccolato, solanacee (pomodori, melanzane, peperoni), alcolici, miele.

Cibi consentiti: 

Carni, pesce preferibilmente non allevato, verdura di stagione, frutta di stagione, amidi (patate dolci americane e batate), avocado, olio extravergine di oliva, olio di cocco, latte di cocco.

Una volta trascorse 6-8 settimane e si notano gli effetti benefici, si possono reintrodurre i cibi consentiti nella dieta Paleo e vietati invece nel protocollo riferito a chi soffre di patologie autoimmuni.

Perchè è utile seguire questo tipo di alimentazione?

La regolazione del sistema immunitario è ottenuta ripristinando un microbiota sano grazie alla cura della barriera intestinale, dato che è qui che è localizzato circa il 70% del sistema immunitario. Diventa quindi chiaro che è fondamentale agire sul sistema digerente per curare molte malattie.

Questo protocollo fornisce sufficienti quantità di micronutrienti necessari per il normale funzionamento del sistema immunitario, regolando gli ormoni chiave che a loro volta regolano la funzione immunitaria.

Attenzione però a non optare per il "fai da te": contattate il vostro medico. Conoscere il vostro stato clinico generale è fondamentale per intraprendere un percorso di questo tipo.

 

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Benedetta Matarese
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