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Alimentazione terapeutica
Fertilità e alimentazione
Ormai sentiamo sempre più parlare di (in)fertilità, di amenorrea, di problematiche femminili nel loro complesso e di quanto l’alimentazione sia anche in questo caso fondamentale.

Uno studio, pubblicato sul prestigioso Journal of Nutrition, ha analizzato le abitudini alimentari di 259 donne in età fertile (età media 27 anni), associando il consumo di latticini alle concentrazioni di ormoni nel sangue e al tasso di ovulazione.

Per “latticini” lo studio ha inteso latte (intero e scremato), formaggi, panna, yogurt, creme e gelati derivati da questi prodotti. 
I risultati sono stati estremamente interessanti:
– È stata registrata una diminuzione degli estrogeni nel sangue per ciascuna porzione di latte e latticini, sia magri che interi; quindi il consumo di qualsiasi tipo di latte e derivato del latte ècontroindicato per quelle donne che hanno bassi livelli di estrogeni (come in caso di amenorrea), poiché i livelli si abbasserebbero ulteriormente per ogni porzione consumata.
– Il consumo di yogurt, di panna e di derivati (come il fiordilatte, alcuni dolci o gelati) è invece direttamente associato ad un maggiore rischio di cicli anovulatori . Se state cercando una gravidanza e sapete di non ovulare tutti i mesi, escludete temporaneamente dalla vostra dieta lo yogurt e la panna.
– I latticini ricchi di grassi (mozzarella e formaggi grassi) sono associati ad una maggiore concentrazione di ormone luteinizzante (LH) nel sangue; quindi se i vostri livelli di LH sono eccessivamente elevati sarebbe conveniente eliminare prodotti caseari ad elevato contenuto lipidico; ricordate che normalmente LH dovrebbe essere inferiore rispetto all’ FSH (a parte in determinati giorni a ridosso dell’ovulazione) al fine di garantire una corretto ciclo mestruale. Se questo non si verifica, si va incontro ad un disequilibrio ormonale molto frequente.

Che influenza può avere il cibo sulla regolarità mestruale e sulla fertilità delle donne?
È importante sapere che la durata della fase luteale e le concentrazioni dell’ormone progesterone al momento del picco sono due variabili fondamentali per determinare la fertilità e di conseguenza le possibilità di concepimento.
La fase luteale è quella che va dal giorno dell’ovulazione al ciclo, ovvero ha una durata di 14 giorni (dal 14° al 28° giorno in un ciclo regolare di 28 giorni). Se la fase luteale ha una durata inferiore a 10 giorni, si parla di deficit di fase luteale (LPD) che si associa ad un picco di progesterone inferiore.
Una LPD può anche essere segnalata da spotting premestruale, in genere associato ad una carenza di progesterone: non è comunque così per tutte le donne, a volte si può avere LPD anche senza spotting. Essere a conoscenza di avere problemi con la fase luteale è essenziale per una donna che cerca una gravidanza.

Sono state evidenziate correlazioni tra LPD, fertilità ed abitudini alimentari:
– Il consumo di grassi, in particolare monoinsaturi (di cui è ricco l’ olio extravergine d’oliva), è correlato ad una fase luteale più lunga e pertanto a maggiore fertilità.
– Le donne con fase luteale fisiologica, superiore ai 10 giorni, registrano un introito maggiore di proteine animali, sebbene abbastanza esiguo (circa 3 grammi di proteine animali in più) ed un consumo di carboidrati inferiore rispetto alle donne con LPD.
– Inoltre le donne con una fase luteale breve hanno un consumo doppio di isoflavoni, provenienti da soia, semi di lino, leguminose e fibra vegetale; ecco dunque che bisogna porre attenzione all’uso troppo frequente di soia, alimento molto ricco di isoflavoni: se può essere utile a donne in pre-menopausa, non lo è per le donne in età fertile.
– I cicli anovulatori sono correlati anche a scarso apporto di folati. Si consiglia a donne con frequenti cicli anovulatori o nelle quali sia stata rilevata carenza di progesterone, di incrementare il consumo di alimenti ricchi di acido folico (vegetali a foglia verde come spinaci e catalogna, avocado, fragole e asparagi) ed eventualmente di integrare attraverso supplementazioni.

In sintesi…
Donne giovani, in fase fertile e senza diagnosi di patologia è importante che seguano queste strategie alimentari:
– Ridurre o eliminare il caffè, sostituendolo con una tazza di tè verde al giorno. Il tè verde deve essere di buona qualità (a foglie biologico) e non consumato in eccesso se si soffre di pressione bassa.
– Aumentare l’introito di alimenti ricchi di folati.
– Valutare l’intake di carboidrati e, qualora risultasse eccessivo e non si facesse sport, ridurre le porzioni e la frequenza di alimenti glucidici (cereali, pasta, pane, patate, ma anche frutta e dolci).
– Evitare di consumare soia e derivati; non abusare di alimenti ricchi di isoflavoni vegetali, come legumi e semi di lino.
– Non escludere completamente le proteine animali dalla propria dieta: se non si volesse consumare carne, non eliminare pesce e uova.
– Ridurre o eliminare latte e derivati se andate incontro ad un eccesso di LH su FSH (basta richiedere i valori nelle analisi), cicli anovulatori o oligomenorrea. Se invece la fase luteale è breve, piccole porzioni di latticini grassi come ghee o burro chiarificato, ricotta di pecora o capra possono essere d’aiuto.
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Benedetta Matarese
BIOLOGA NUTRIZIONISTA

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