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Il cibo come nemico

Il cibo come nemico

Il cibo come nemico

“Non avrei altra espressione per descrivere la mia abbuffata, se non quella di dire che è come “farsi di cibo”. Pochi giorni fa ho mangiato 3 vaschette di gelato da 1 kg l’una, più tutto il riso che avevo in casa, circa 2 kg. Ho speso 100 euro in un solo giorno per comprare cibo. Finito quello commestibile ho iniziato a mangiare di tutto, cibo per animali, prodotti surgelati. La mia sensazione era proprio una necessità compulsiva che mi permetteva di fermare le mie sensazioni di ansia, fino a quella sensazione di immobilità totale, dovuta all’ingente quantità di cibo che non viene espulso, ma che rimane dentro come un macigno.”

Camilla, 23 anni

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Il BED (Binge-Eating Disorder) esprime la perdita di controllo e il vero e proprio stato di “trance” caratteristici della crisi di abbuffata. E’ un disturbo che può insorgere ad ogni età, dall’infanzia all’età avanzata. E’ un dato di fatto che il BED sia più diffuso nei soggetti in sovrappeso e obesi rispetto alla popolazione generale, ma è stato anche appurato che esistono delle nette differenze tra pazienti obesi affetti o meno da questa problematica. Quelli affetti da BED, infatti, presentano una chiara psicopatologia alimentare caratterizzata da abbuffate ad alto apporto calorico e abitudini alimentari non strutturate.

Oltre alla perdita di controllo che viene identificata con velocità nel mangiare, sensazione eccessiva di pienezza, introduzione di grandi quantità di cibo in assenza di fame, segretezza nell’atto del mangiare e disgusto verso se stessi, c’è anche da considerare lo stato d’ansia e di agitazione manifestati anche dal punto di vista motorio e lo stato di incoscienza. Infatti il paziente si descrive come inconsapevole di quello che sta compiendo, quasi come se fosse un altro a mangiare al suo posto.

I cibi ricercati durante questi episodi sono prevalentemente dolci ad alto contenuto di grassi. Anche i carboidrati sono presenti, ma non in enormi quantità. Vengono preferiti proprio quei cibi che la persona di solito non si concede perché li considera pericolosi dal punto di vista calorico. In termine di calorie, infatti, vengono introdotte fino a 5000 Kcal, mentre durante i pasti regolari il consumo calorico è di circa 300 Kcal. Ecco quindi che questi pazienti, quando non vanno incontro a perdita di controllo, evitano di mangiare.

Dopo l’abbuffata, si va incontro alla riduzione del senso di ansia e della fame con conseguente sensazione di sollievo.

Presto però prenderanno il sopravvento le emozioni negative quali depressione, disgusto, vergogna e sensi di colpa insieme a sonnolenza, mal di stomaco e stanchezza.

L’abbuffata si svolge in segreto: i genitori trovano pacchi di biscotti vuoti negli scaffali, dispense saccheggiate, dolciumi sotto il letto. E di solito immediatamente dopo scatta un meccanismo di negazione e bugia da parte della paziente che vorrebbe dimenticare tutto quello che ha mangiato.

E’ sempre più evidente che questo nuovo disturbo allude ad una modernità dove l’abbondanza e l’accessibilità del cibo spinge gli individui più fragili e vulnerabili a usare ciò che è fonte di vita come uno strumento autodistruttivo.

Ma cosa spinge a mangiare compulsivamente?

Al giorno d’oggi ogni bene materiale come un vestito, una scarpa o un dolce, si può sostituire alla mancanza di attenzioni e di amore. Fin da piccoli i bambini apprendono che i beni materiali sono un sostituito di sicurezza, autostima, amore e comprare sicurezza, ammirazione e amore è più facile che non affrontare la complessità dei rapporti con esseri umani. Il cibo può svolgere questa funzione: l’avidità nasconde la paura di relazioni autentiche e diventa un modo per prevenire l’ansia, la depressione, la follia.

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Benedetta Matarese
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